pedalare sulla faglia, logo testuale del progetto

Un viaggio inclusivo. Un film partecipato.

Pedalare
sulla
Faglia

Torre Pellice → Tassa Ouirgane
3.400 km

3.400 km in sella.
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Ora quel viaggio deve diventare un film.

il docufilm partecipato

Il viaggio è finito.
Il film deve nascere.

Il terremoto del Marrakech-Safi del 2023 è stato generato da movimenti tellurici legati alla faglia Gloria.
Quindi la faglia come metafora di catastrofe, scontro, conflitto, frizione, attrito, frontiera.
Ma cambiando punto di vista anche parola evocativa di contatto, energia, movimento, vita, dinamismo, incontro.

Il film vuole pedalare assieme su questi concetti, creare un racconto a partire da queste riflessioni, cercare di capire in che modo quella scossa ci unisce, non solo con la conseguente iniziativa di solidarietà, ma risalendo a prima di ciascuna origine, restituendo l’essere umano al suo tempo, quello che lo lega alla sua fragile apparizione.

Vogliamo dare speranza ad un’umanità che sa di dover finalmente atterrare, che intesse relazioni concrete, si parla, si ascolta, si sopporta e si sorregge cosciente della propria interdipendenza, della propria fragilità.
Il film parla di un’umanità che fa della coscienza di questa fragilità la propria resistenza.

La colonna sonora
originale

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la storia

Le Alpi incontrano l’Atlante

La faglia è una frattura nella crosta terrestre dove le placche continentali che fluttuano sul manto incandescende del cuore del pianeta entrano in contatto e si scontrano. Questo scontro genera, sulla superficie, vivaio di quella biosfera in cui viviamo, terremoti e cataclismi. La terra trema e sconquassa la sua fragile crosta e tutto ciò che sopravvive su di essa.

Pedalare sulla faglia significa pedalare sulla Terra che vive, a prescindere dalla volontà umana e dalla sua frazione di tempo. Pedalare con il bagaglio della fragilità umana che è anche stimolo alla volontà di resistere.

Perché il viaggio
in bicicletta

Questo viaggio in bicicletta parte da una scalata al monte Toubkal non riuscita.
Diego Cossotto voleva raggiungere la vetta, ma non ce l’ha fatta. Invece di perdersi d’anima, rilancia con gli amici di cordata, “E allora parto da casa e ci vengo in bicicletta!”.

E il nuovo viaggio in bicicletta si carica di energia, aspettative e sfide, diventa il volano per un’impresa collettiva di costruzione e ricostruzione, non solo del rifugio marocchino distrutto dal sisma, ma anche di una comunità di cicloviaggiatori, volontari, simpatizzanti che spingono quel tandem fino alle pendici del Toubkal. E’ un piccolo popolo in movimento che genera risorse economiche grazie a sponsor e simpatizzanti che ne seguono le imprese, catalizza l’attenzione dei media, rende concreto un nuovo linguaggio che unisce il pedalare al fare, insieme.
In questo linguaggio la distanza tra le Alpi italiane e l’Atlante in Marocco, viene considerata una possibilità, spazio e tempo da dedicare all’esperienza del viaggio e dell’incontro con nuove comunità umane e modi di vivere, non un limite da annullare con velocità supersoniche o scandire con una barriera culturale.
Le catene qui non tengono ferme e schiave le persone, ma bel oliate e innestate nelle corone, trasferiscono forza e generano movimento verso l’orizzonte e verso altri popoli.

“L’arte di narrare le storie è sempre quella di saperle rinarrare ad altri.”
W. Benjamin

Perché raccontarlo con
un film partecipato

Ancora prima di partire avevamo in mente il film del viaggio, un film collettivo, fatto da tanti occhi e mani diverse, che potesse raccontare un’impresa e dire a tutti “Guardate! E’ possibile, l’abbiamo fatto noi, con un cieco come guida, potete farlo anche voi!”.
Il film è parte del viaggio. Quel viaggio quindi non è ancora terminato finché non verrà raccontato.
Un racconto fatto di molte esperienze, storie e direzioni, tutte intrecciate in un’impresa eccezionale.
Abbiamo filmato con un iphone e una GoPro un caleidoscopio di immagini con diverse attenzioni: la pedalata infinita di tutti noi, i paesaggi in cui ci immergevamo e che cambiavano sotto i nostri pedali giorno per giorno, le decine di persone che incontravamo, le associazioni che ci hanno ospitato, la vita di una comunità che si trasformava a fisarmonica in base ai partecipanti, e il traguardo raggiunto che è diventato la nuova ripartenza.
Abbiamo filmato più di 20 ore. Vita quotidiana dirompente e semplicemente possibile, risate, fatiche, imprecazioni, problemi e soluzioni, la strada sbagliata e quella ritrovata. Una comunità transeunte che si plasma nel viaggio, una brezza di rinnovamento dove ciascuna persona da forza al gruppo e ne trae energia, coesione, determinazione.

chi siamo

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